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    Puoi scaricare, gratuitamente,. Denny Arrichiello. Entra nella Sala della Gloria. Ci Siamo Anche Noi, ringrazia tutti coloro che passano a visitarci su questo sito. Prima di scaricare i miei copioni, hai letto la lettera aperta che ho inviato a tutte le Compagnie Teatrali?

    Morale: ladri e politici, un binomio inscindibile. Ma non sempre. Ma compiacere le opinioni di tutti è impossibile. Giuli, vedova da 15 anni, vive ancora nel ricordo del marito e secondo il parere delle amiche, delle vicine e della mamma, dovrebbe ricominciare a vivere. Allora si presenta con Morale: compiacere le opinioni di tutti è impossibile. Tutti noi siamo sempre pronti a criticare. Ma nella vita non sempre le cose vanno come si sperano.

    A volte… vanno anche meglio. IN FAL. Dialetto Bergamasco. Equivoci a non finire. A Brusaporto, due giornali si contengono i lettori. Un piccolo furto, salverà il giornale locale. Ma la convivenza porterà buoni frutti. Due "mature" sorelle gemelle hanno come unico interesse la v ita di Chiesa e "l'ammirazione" per il loro parroco.

    Le cose cambiano quando il sindaco e il vicesindaco del loro comune, Costina, propongono loro di ospitare per un mese due "ragazzi" provenienti dal paese di Braciolla nell'ambito di un progetto di gemellaggio fra i due comuni. Inizialmente titubanti, le sorelle, accettano in seguito al pensiero di essere "madri per un mese" e si organizzano per accogliere i loro "piccolini".

    In realtà i due ragazzi si riveleranno due "maturi uomini", di cui, durante il mese di convivenza, le due sorelle si innamoreranno e da cui saranno ampiamente ricambiate.

    Ma il progetto dell'amica non coinciderà con quello delle sorelle destinate a convolare a giuste nozze e non sarà facile spiegarglielo. Quattro amiche, non troppo capaci, trascorrono il loro tempo facendo le parole incrociate quando la postina reca loro due lettere inviate dal sindaco del paese.

    Il sindaco nella lettera chiede alle due intestatarie della lettera di candidarsi alle prossime elezioni amministrative al posto suo. Le amiche in balia della loro poca dimestichezza con la politica, ne combinano di tutti colori. La vita tranquilla di una comune famiglia di provincia, viene stravolta quando Rosa, moglie di Felice trova un secchio con oggetti religiosi: una pisside, una croce, una reliquia, un calice e un piatto.

    I due pensano che sia la refurtiva di un furto avvenuto nella loro chiesa. Viene convocato il parroco e chiamati i Carabinieri per denunciare il furto. Nascono gli equivoci quando in casa si presentano due tipi sospetti con la richiesta di ritirare il secchio. Fra i pettegolezzi di paese, i protagonisti si troveranno prima a temere per la loro vita, poi a desiderare di essere coinvolti in questa losca faccenda. I coniugi Sirotti trovano davanti al loro cancello un secchio contenente oggetti sacri.

    Il giorno seguente, giornali e telegiornali danno notizia del ritrovamento ma senza menzionare il nome degli autori. Vicini e parenti si recano di nuovo dai coniugi per saper se hanno notizie in più di quelle loro in possesso, dato che il secchio è stato trovato nella zona. Sempre temendo ritorsioni, mentono e si dicono estranei a tutto. Nel frattempo due personaggi alquanto caratteristici, vengono scambiati dai coniugi per i complici dei ladri della refurtiva.

    Morale: chi mente spesso non è più creduto quando dice la verità. Isidoro scopre di avere solo sei mesi di vita. Decide di preparare nei minimi particolari il suo funerale e di sistemare alcune faccende con le persone invadenti da cui è circondato. Ma qualcosa andrà male. A causa di una grave malattia diagnostica ai polmoni, Isidoro scopre di avere solo sei mesi di vita. La prima delle difficoltà che incontrano è stabilire la data del funerale, poi seguiranno difficoltà per i fiori, per il coro ecc.

    Quando Cesira scopre che il marito ha solo sei mesi di vita, Isidoro scopre nello stesso tempo che le sue lastre sono state scambiate e lo comunica alla moglie. Per Cesira è tutto sistemato, per Isidoro invce è tutto come sempre.

    E il parroco? Morale: è facile vedere i difetti degli altri ma non i propri. Comunicare, come, con chi, ma soprattutto … comunicare?

    Esasperato da questo oggetto, ma non troppo, ne subisce gli effetti anche a causa della moglie Giuliana, emozionata per la conoscenza di una nuova amica tramite un gioco. Durante tutta la commedia la donna sarà impegnata nella ricerca del fantomatico scontrino scomparso, attribuendo la sua perdita a tutti i membri della famiglia. Amilcare, fratello di Aldo, e figlio di Giuditta, è single e impegnato nel tentativo di giungere in ritardo al lavoro, almeno per una volta nella sua lunga carriera.

    Ma i tentativi saranno vani. Nel frattempo anche Marco ha ritrovato la strada verso la realtà. La commedia termina con la definitiva dichiarazione di Marisa ad Amilcare e la pace familiare finalmente ristabilita.

    E lo scontrino? Il direttore di un circo, chiede al sindaco di portare il suo spettacolo nella sua cittadina. Il tutto è disturbato, nel frattempo, dalla presenza di due ladri. Don Annibale Pistacchio, speziale di Bergamo, sta festeggiando in compagnia di parenti, il suo matrimonio con Serafina, giovane molto più di lui.

    A far da paciere, niente meno che Dio. Quattro amiche sono protagoniste di divertenti e spassosi equivoci sulla fine del mondo del 21 dicembre del Il disperato desiderio di morire di Marcella viene apparentemente sostenuto da parenti e amici che in un modo o nell'altro"facilitano" i suoi tentavi. Stanca di tutti i tentavi di suicidio andati a vuoto, prende un analgesico e si addormenta sul divano. Non sentendo rumore tutti i personaggi entrano in scena e quando vedono distesa Marcella, pensano sia morta davvero.

    La felicità dura ben poco perché arriva il parroco e Morale: i nostri sbagli e le nostre sofferenze ci dovrebbero aiutare a crescere e a maturare e non dovremmo arrenderci mai perché la vita ci riserva sempre tante sorprese.

    Il solito sabato rovinato dalla visita dei parenti. All'improvviso Emma ha un'idea brillante che costringerà tutti a vivere un sabato decisamente particolare. In effetti i fraintendimenti saranno molteplici e impensabile la conclusione. Le sorelle Pina e Mina, amiche di Gina e Rina, entrano in casa portando con sé due buste trovate nella posta delle secode due e tutte e quattro scoprono che si tratta del censimento.

    Non sapendo cosa sia un censimento, le donne pensano che il governo voglia censire i loro indumenti intimi ed altro. Ritornano parroco e ciclista e gli equivoci si chiariscono.

    Rina, stanca di sua sorella, mette in atto un piano grazie al censimento con il quale spera di disfarsi di lei, in quanto il censimento dice che Divertenti e spassosi equivoci a non finire.

    Ma compiacere le opinioni di tutti è sempre impossibile. Un Commissario di Polizia , finito suo malgrado a svolgere servizio in un piccolo paesino di provincia dove non succede mai nulla, si trova ad indagare sopra due casi stranamente collegati. La soluzione di questo avverrà Adelina sembra sparita nel nulla e in casa sua vengono trovate aaddirittura delle tracce di sangue; Maddalena denuncia la scomparsa di Gloria; il cavalier Occhipinti denuncia la scomparsa del suo antico manoscritto del Chi per un motivo, chi per un altro, tutti i familiari e tutti i frequentatori della famiglia Occhipinti risultano essere i colpevoli di questi fatti, ma La verità è semplicemente davanti a te, basta solo guardarla.

    Un Pronto Soccorso vuoto e un medico con la sua infermiera complici nel disperato tentativo di reclutare pazienti inconsapevoli di esserlo. Nel frattempo vengono ricoverate due sorelle, convinte di affidare la propria salute, oltre che al medico, anche ai propri cari. Siamo in un Pronto Soccorso alquanto anomale perchè non risultano pazienti in attesa e nemmeno pazienti ricoverati nella struttura ospedaliera.

    Avrà ragione Maria perchè i figli di Carolina sono solo interessati al suo denaro e fanno in modo che Morale: fidarsi è bene, non fidarsi, talvolta, è meglio. A causa di una festa istituita dalla maestra, Gina, deve presentarsi a scuola con la nipote. Non sapendo cosa l'aspetta è preoccupata che le si facciano domande inerenti la cultura scolastica. La sorella e l'amica l'aiuteranno. Dall'omonimo racconto di Charles Perrault.

    Una giornalista affermata, si rende conto, ad un certo punto della sua vita, di non avere mai avuto una famiglia. Deciderà allora di affittarla nonostante la sua indipendenza. Teresina invece, sorella di Guglielmo, confida ai due che quando lei sarà in paradiso le ultime persone che vorrà vedere saranno proprio i suoi cari perchè li avrà già visti troppo in vita.

    Vorrà vedere invece le persone famose della tv, ormai defunte, di cui è sempre stata ammiratrice. Teresina riesce a convincere di questo desiderio anche Guglielmo e Palmiro, il fratello di Marcellina. Nel rientrare a casa propria, Teresina e Palmiro, rimangono vittime di un incidente stradale. Giunti in paradiso i quattro scoprono che li aspetta San Paolo e non San Pietro come tutta la gente comune crede. Morale: non credete a tutto quello che vi mostrano o vi dicono.

    Un susseguirsi di equivoci e di malintesi che avvicinano mondi e culture diverse, e non solo, fino a riconoscersi assolutamente uguali. Sabato, siamo alla stazione. Rimpiange il suo vecchio e routinario lavoro di capotreno.

    Ma un sabato tutto è cambiato, Torquato ricerca i soliti passeggeri ma non li trova. Ma la vita riserva sempre incredibili sorprese. Libera rielaborazione al femminile de "Il malato immaginario" di Moliere. In Dialetto Bergamasco. Con la collaborazione di. Camillo Vittici. Commedia senza andamento a tema continuo, dove gli attori possono interpretare più ruoli.

    Ci Siamo Anche Noi

    Due fratelli devono scrivere una commedia se vogliono aprire il testamento dello zio Beniamino. La cosa non sembra gradire molto ai due e, fra ricordi e altro, riusciranno a scriverla? Libero adattamento dell'omonima commedia di Carlo Goldoni. Versione anche con 8 personaggi da richiedere. Due eccentriche donne alle prese con due altrettanto singolari ex pretendenti vicini di casa. Traduzione in Dialetto Bergamasco di.

    I vicini di casa vogliono sapere la verità sulla sorte della figlia e rispettiva moglie Lina.

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    Ma quale sarà la verità delle due? È la vita di due fratelli che vivono in condizioni disagiate e che ricevono la visita di due parenti lontane. Maria e Anna dimostrano da subito la loro cordialità e semplicità alla famiglia Chiesa e ne vengono ricambiati. Comunque, se avete visto "Ognun per sé" rappresentata da Gavenadopocena , i conti non vi torneranno : infatti la versione che ho reso di pubblico dominio è la terza stesura , che risolve anche l'altro problema che avevo con un personaggio in più Angiolo.

    L'ho aggiunto quando le rappresentazioni erano già in corso, e Gavenadopocena ha comunque continuato a rappresentare la seconda stesura, e sempre con grande successo. Se gliel'avessi cambiata un'altra volta non ne sarei uscito vivo.

    E' una raccolta dei tre "corti" drammatici che ho scritto: "Sorridi" , "L'appuntamento" e "Lezione finale" , l'ultimo della serie e vera novità della trilogia.

    Ho pensato che fosse meglio riunirli in un unico copione, viste le similitudini che ci sono. Tre spaccati di vita particolari, inusuali e accattivanti. Tre storie forti e delicate allo stesso tempo, che coinvolgono, emozionano e sorprendono. Tre sfide recitative, tre atti unici con personaggi potenti, intensi, profondi. Tre pièce teatrali scenograficamente semplici, ma impegnative e complesse nell'interpretazione. Tre storie diverse, particolari, uniche, che appassioneranno gli spettatori e permetteranno agli interpreti di dare il meglio di loro stessi.

    Di seguito, brevemente, le caratteristiche salienti dei "corti" che ne fanno parte. Quattro personaggi, tre maschili e uno femminile. Si tratta in pratica di un monologo del personaggio femminile. Scena: una panchina. Non l'ho scritto nel copione, ma nella messa in scena di Gavenadopocena abbiamo usato anche un pezzo musicale, all'inizio e alla fine: "Pavane" di Gabriel Fauré. A volte basta un attimo, anche se breve, anche se fittizio e menzognero, per sentire la gioia nel cuore, e sorridere.

    Uno spaccato di una vicenda umana solitaria e triste, dipinto sullo sfondo del cinismo e della freddezza del mondo mediatico di oggi, nel quale troppo spesso si cerca di entrare senza riguardi per i sentimenti altrui. Vi racconto com'è andata.

    Metto in moto gli organismi preposti della mia compagnia teatrale Gavenadopocena e ottengo la conferma che possiamo partecipare. Cinque personaggi, quattro uomini e una donna. Nessun pezzo cantato, nessuno stacco musicale. Valentina, mentre aspetta il proprio fidanzato su una panchina, viene avvicinata da uno sconosciuto che le descrive il suo lavoro.

    Colpi di scena a raffica nel finale. Di solito quelle che mi passano per la mente sono le storie, le vicende, le situazioni: qui invece è stato il personaggio a balenarmi nel cervello, il protagonista. Ho costruito la storia attorno a lui. Sei personaggi, due uomini e quattro donne. Il professor Raimondi fa conoscere a quattro sue studentesse Erasmo, un giovane che da anni attende il ritorno della sua amata, affinché ne studino la mentalità e il comportamento. Le risposte alle domande delle studentesse tracceranno una storia d'amore delicata e intensa, nella quale Erasmo crede fermamente.

    E per le studentesse sarà un osso duro. Non è tanto noir, diciamo che tende più al rosa. L'ho scritto per chiudere la trilogia, e volevo chiuderla con una storia un po' più positiva delle altre due. Una lezione finale, insomma. I copioni. Sono tutti e tre nella trilogia, ovviamente.

    E c'è anche una presentazione più articolata e dettagliata, che vi invito a leggere sono due paginette, non perderete tanto tempo. Opere tutelate dalla SIAE, tutti i diritti riservati. Questo, dopo "Sorridi" vedi la "Trilogia della panchina" qui sopra , è il secondo "corto" che ho scritto per un concorso. Per cui sulle prime lasciai perdere. Dài, Massi, fai vedere chi sei!

    E allora qualche passeggiata, un'idea buona, una notte al PC, una bottiglia di birra, un paio di mezzi toscani e Poi ho partecipato a quel concorso e non mi sono classificato. Ma l'ho scritto e ne sono contento , perché ho modo di ringraziare nel modo che più mi piace questo magnifico Paese che si chiama Italia.

    Un atto, comico, in italiano, durata circa quindici minuti. Un uomo di colore e tre donne. Cristina e Pamela ritrovano in un vecchio cassettone una lettera di una loro antenata che poi si era suicidata, per il dolore dovuto alla morte del nipote soldato nella Grande Guerra. Le riflessioni che ne traggono si scontreranno con i pensieri sull'Italia di Daouda , un senegalese da qualche anno in Italia. Adattamento per le scuole.

    Molte scuole mi hanno richiesto questo copione, e quasi tutte hanno poi riscontrato il problema che i personaggi sono troppo pochi per coinvolgere tutta una classe scolastica. Assistito dall'amica Paola Matteucci, professoressa di Empoli, ho redatto una versione che cerca in qualche modo di far lavorare un po' più interpreti , variando le caratteristiche di un personaggio l'antenata e aggiungendo un coro che canta l'Inno nazionale.

    Per quei pochi che se ne sono accorti e sono pochi, io lo so, è uno dei punti su cui fa leva il senso di tutto il "corto" la frase che fa da titolo è sbagliata , ma lo è volutamente. Se siete curiosi, leggetevi il copione, che ve lo spiega meglio. Nello stesso file troverete due versioni : l'originale e l'adattamento per le scuole. Di "Salti mortali" ha parlato anche la stampa! Leggete l'articolo pubblicato da www.

    Questo è il mio primo lavoro su commissione , nel senso che l'ho scritto per qualcuno che me l'ha chiesto. Fabrizio Biuzzi , autore del libro "Il lavoro rende liberi se lo trovi " e mio amico d'infanzia, mi ha contattato e mi ha proposto di ricavare una commedia dal suo libro. Io - ovviamente - prima di tutto mi sono letto il libro; poi ho dato la mia disponibilità. Il risultato è "Salti mortali", due atti in italiano originali e divertenti.

    E non lo dico io, eh: lo dice Fabrizio!

    A te la parola! Lo vedete qui a fianco? Non di matrimonio, ma bisogna proprio spiegarvi tutto? La proposta di fare una commedia dal mio libro 'Il lavoro rende liberi se lo trovi '. E questo soprattutto nel finale, in cui dopo tante peripezie e molti colloqui, il protagonista, insomma io…. Leggete la commedia, ne vale la pena… E dato che ci siete, perché non date una sbirciatina anche al mio libro????

    Potete trovarlo qui oppure qui. Mi raccomando, eh? Un saluto a tutti voi. Fabrizio Biuzzi. Due atti. Ve la canterei, ma prima di tutto sono stonato, e poi per iscritto come si fa?

    Il presentatore entra in scena convinto di dover introdurre uno spettacolo circense, invece si tratta di tutt'altro: i tentativi fatti da Fabrizio Biuzzi per cercare lavoro. E si scoprirà alla fine che Questa rielaborazione mi fu richiesta espressamente da Mauro Fattori , grandissimo interprete e regista vernacolare di queste parti, da poco scomparso e in passato più volte in forza alla Nuova Compagnia Teatrale di Ponte a Elsa.

    Il buon Mauro infatti volle realizzare una specie di "amarcord" della suddetta Compagnia, una serata durante la quale riunire alcuni fra i principali interpreti della sue storia anch'io ero uno di questi. Per questo voleva mettere in scena qualcosa di semplice e, nel contempo, cercare di coinvolgere più gente possibile; e mi chiese quindi di "rimpolpare" la farsetta " Gosto e Mea", che più o meno già sapevamo tutti a mente da quante volte l'avevamo fatta.

    E io accettai di buon grado. Con la mia rielaborazione dura un po' di più, ci sono tre personaggi in più e Tutto qui. E inoltre visto che non è tanto lunga de "La contesa di Gosto e Mea" ho fatto due versioni : in empolese e in italiano. Farsa in un atto, comica, in vernacolo empolese, durata circa quaranta minuti. Otto uomini di cui una voce fuori campo e tre donne.

    Farsa semplice ed agreste, molto adatta per debuttanti o compagnie di bambini. Gosto e Mea, due contadini "vecchio stampo" vanno a letto e si accorgono di aver lasciato l'uscio di casa aperto. Non riuscendo ad accordarsi su chi dei due deve andare a chiuderlo, stabiliscono un patto: ci va il primo che parla.

    Come se non bastasse poi giungono anche il dottore e il prete, tanto che alla fine la camera di Gosto e Mea è piena di gente. Alla fine il patto sarà rotto da Mea, e Gosto emergerà dalle lenzuola trionfante, intimandole di andare finalmente a chiudere l'uscio. Inizialmente pensavo che " Gosto e Mea" fosse una farsetta popolare: infatti l'ho sempre conosciuta in forma di prosa.

    La versione che avevo io era stata messa per iscritto da Franchino al secolo Franco Palamidessi , autore vernacolare odierno di queste parti. Del resto, le anche le ultime due battute di Mea e Gosto sono in rima, e la vicenda termina con una voce fuori campo che recita dei versi. Ho scovato questa poesia in biblioteca, scoprendo anche che " Gosto e Mea" è un titolo "non autorizzato" affibbiato spesso anche alla stessa poesia, il cui titolo vero è "La lingua di una donna alla prova".

    Se volete leggerla cliccate qui. I genitori, loro sono quelli che Per la precisione, sto parlando dei genitori dei compagni di scuola di mia figlia, che non appena seppero che io mi dilettavo nella scrittura di commedie, dissero subito "si fa una recita a fine anno? Tanto ce la scrive lui!

    L'ho scritta. Ma l'ho fatto volentieri, soprattutto perché il risultato mi piace assai. E' ambientato in un'aula scolastica, è semplice da mettere in scena e adatto a un pubblico poco esigente. Possono farlo i genitori, ma anche i bambini. Perché non so se sono stato chiaro: questa me l'hanno chiesta i genitori, perché loro volevano recitare, mica i bambini!

    Atto unico. Sette personaggi, di qualsiasi sesso, più un numero di bambini idoneo a formare una classe di scuola primaria "elementare" si diceva una volta, ma a me viene da dirlo anche ora Gli errori di ortografia commessi da una classe ne provocano il trasferimento sul Pianeta " Sbagnato ", un posto dove è tutto sbagliato anche il nome, appunto e dal quale si potrà uscire solo correggendo tutti gli errori commessi.

    La classe farà conoscenza con una serie di personaggi bislacchi, originali e divertenti. E sbagliati. Chi fa parte di una compagnia teatrale amatoriale sa quale ne è il peggior nemico: le assenze. E allora si deve rinunciare a questa o quella replica, o imbastire in fretta e furia una nuova interpretazione; quando non si deve addirittura lasciar perdere e andare a cercarsi un copione nuovo. E allora io mi sono domandato: ma possibile che non si possa scrivere qualche cosa di "adattabile" a quanti siamo?

    Qualcosa che si possa mettere in scena anche se mancano uno o più interpreti? Qualcosa che, oltretutto, non preveda scenografie complicate e lunghe da montare?

    Il risultato è "Vi ci piglio tutti", questo atto unico. I personaggi vanno da quattro a dodici, a seconda delle risorse disponibili. A seconda. Delle risorse. Incredibile ma vero, ecco un testo che si adatta a voi e non viceversa. I personaggi vanno da quattro a dodici. Per quanto riguarda il sesso, quello di uno dei quattro "di base" deve essere per forza maschile, mentre negli altri sette "facoltativi" ce n'è uno che dev'essere per forza maschio e una che dev'essere per forza femmina.

    Il resto è a piacere, o meglio: a seconda delle forze in campo. Curiosità: tutti i personaggi meno uno si chiamano con i nomi degli interpreti. Scena: semplicissima, basta una sedia e un faretto. Per quanto riguarda la musica, viene utilizzato il "Sogno" di Schumann. L'anticamera di un concorso per aspiranti attori. C'è un usciere in scena, che tutti prendono per il regista; ed egli pazientemente riceve i vari aspiranti attori e li inoltra al provino vero e proprio.

    L'esito è a sorpresa, un po' surreale, ma denso di significato. Se volete ridere , questa è la commedia che fa per voi. E' disseminata di battute, trovate comiche, freddure, gags , colpi di scena, situazioni paradossali Insomma, tre atti che fanno ridere. Vi ricordate i nomi dei sette nani? Sapete la storia dei Mille di Giuseppe Garibaldi?

    Conoscete la famigerata superstrada Firenze-Pisa-Livorno? Tutte cose che vi torneranno utili. Poi mi sono deciso, e l'ho finita. Ed è proprio una bella commedia , facile da rappresentare e godibile. Tre atti, brillantissimi, in vernacolo toscano. Sei uomini e cinque donne. Una particolarità: nelle ultime scene della commedia tutti e undici i personaggi sono in scena contemporaneamente.

    Nei cinque appartamenti che compongono quello in cui si svolge questa vicenda, aperto da poco e gestito da Carlo, dalla moglie Andreina e dalla cognata Graziella, arrivano tutti ospiti toscani, che daranno non pochi problemi ai gestori.

    Si comincia con un solo appartamento occupato, per la precisione dalla signora Luigia, inconsolabile single non più giovane, ma altri tre verranno presto occupati dai vari personaggi che arriveranno. Le loro vicende si alterneranno e si intersecheranno, fino a far diventare tutti matti. Per i sentimenti che smuove, per i valori che interessa, per le emozioni che entrano in gioco, probabilmente questa è la commedia più importante che ho scritto.

    Ha una valenza straordinaria, almeno per me, in quanto mi sono messo a confronto con eventi, fatti e pensieri di primaria rilevanza. Non pensate che sia noiosa o pomposa o melensa, tutt'altro. La vicenda è appassionante , è come una molla che si carica atto dopo atto. E si svolge negli anni che vanno dal al , un periodo storico che definire "cruciale" è quasi un eufemismo.

    Non sono di quelli che fanno le cose alla svelta, ve l'ho detto, e per far combaciare tutte le cose per benino ci ho dovuto rimuginare un bel po'. Ma del risultato sono assolutamente entusiasta , vi consiglio veramente di metterla in scena. Tre atti e un intermezzo, brillanti, in vernacolo toscano. Sei uomini e due donne.

    Nessun pezzo cantato, nessuno stacco musicale: durante una scena si dovrà udire il "silenzio" militare. In scena è necessaria una riproduzione del quadro di Giovanni Fattori "Colline senesi" vedi qui a lato ; non vi spiego perché, vi dico solo che quel quadro è connesso alla trama. Non voglio fare il prezioso o il misterioso, è solo che svelando questo particolare vi toglierei una parte delle emozioni che provereste vedendo la commedia o leggendo il copione.

    Durante l'ultima guerra, un prete chiede a delle ragazze non fidanzate di dargli i propri indirizzi, che lui porterà ai soldati italiani pure non fidanzati, perché possano scriversi. Valeria, che lavora come cameriera in una locanda gestita dallo zio Osvaldo e dalla cugina Giuliana, accetta e viene messa in contatto con Mauro, un caporale dell'esercito: e il rapporto epistolare ha inizio. Questo è l'antefatto: tutto quello che viene dopo è la trama vera e propria, che vedrà entrare in gioco anche Emilio, una camicia nera, Ivano, il fidanzato di Giuliana, e Paride, un fioraio che si ritrova coinvolto suo malgrado, ma che alla fine avrà un ruolo determinante nell'esito della vicenda.

    Nella foto il sottoscritto emozionatissimo con la targa del Premio e parte della giuria che lo ha assegnato: da sinistra Giovanni Bogani giornalista , Giacomo Billi assessore al turismo della Provincia di Firenze , Sergio Forconi attore teatrale e cinematografico , me medesimo, Antonella Zucchini presidente della Giuria e autrice vernacolare rappresentata in tutta Italia, visitate il suo sito e Roberta Capanni editore e giornalista.

    In particolare, il personaggio di Morena, la ragazza che va a servizio, è molto bello nel suo essere scostumata e rivelarsi pian piano sincera e altruista. Ogni personaggio ha una sua evoluzione. Questo è senz'altro il premio più importante della mia bacheca, l'ha ricevuto la commedia che amo di più e l'ha assegnato una giuria tecnica, che ha tenuto in particolare considerazione il valore, la qualità e lo stile della mia opera.

    Ragazzi, sono al settimo cielo! Ecco la commedia che a me piace di più, quella che sento più mia in assoluto: "I' lume dell'occhi ". E' nata in un tempo che per me è relativamente breve : da giugno a novembre , per l'esattezza. La prima idea mi venne mentre ero al mare: alla televisione fecero vedere una scena di "Luci della città" , il film di Charlie Chaplin nel quale il protagonista sottrae a un facoltoso signore una somma di denaro, che poi regala ad una ragazza cieca affinché si operi e possa riacquistare la vista.

    Mi chiesi "chissà quel facoltoso signore come l'avrebbe presa se avesse saputo a cosa servivano i soldi che gli avevano rubato". Colsi l'occasione per inserire nella vicenda anche Maresca e Marusca , due personaggi comici che mi erano baluginati in testa da un po' di tempo e che mi ero ripromesso prima o poi di infilare in qualcuna delle mie commedie. Al mare mi ero portato dietro il portatile se no che portatile è e la sera, quando la famigliola dormiva, mi mettevo sul terrazzo, al fresco, e via.

    I miei copioni :: claudio settembrini

    Chissà perché quando mia moglie e mia figlia dormono lavoro meglio. Il personaggio chiave di questa commedia è Matilde, una ragazza non vedente.

    E non a caso l'intera opera è dedicata a mia nonna Caterina , morta nel a 93 anni e da una decina almeno quasi completamente cieca, perché - come dico nella dedica stessa - lei sapeva bene cosa vuol dire vivere senza il lume degli occhi.

    Tutta la vicenda vive infatti sul dualismo del lume degli occhi, inteso da una parte come la facoltà di vedere, dall'altra come un bene prezioso cui si tiene come le proprie pupille. E' una commedia brillante , ma non proprio brillantissima.

    Non è la classica commedia dove "ci si butta via dalle risate", come si dice da queste parti; anzi, forse nel finale fa più commuovere che sorridere. Una delle persone che l'hanno letta dice che nel finale "se ne piglia una fredda e una calda" , nel senso che a una battuta vengono gli occhi lucidi per la commozione, a quella dopo si ride di gusto. Tre atti, brillanti, in vernacolo empolese, piuttosto lunga.

    Sei uomini e sei donne. L'adattamento breve. Questa commedia aveva un solo, terribile difetto: era lunga. Nella mia attuale compagnia teatrale, Gavenadopocena , la scartammo a malincuore , perché ci rendemmo conto che la sua messa in scena avrebbe superato le tre ore di durata.