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MONOLOGO VOGLIA TE SCARICARE


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  1. voglio te on Tumblr
  2. Le Più Belle Frasi Per Dire Ho Voglia Di Te
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  4. SCARICARE MONOLOGO VOGLIA TE

MONOLOGO VOGLIA TE SCARICARE - Raccolta di aforismi, citazioni da film, poesie, proverbi e frasi selezionate sul tema della preziosità. Era proprio vero. SCARICARE MONOLOGO VOGLIA TE - Credo che sarebbe ancora il mio posto preferito. Sei il caldo desiderio di ogni notte Ti voglio da impazzire. Chi dice. SCARICARE MONOLOGO VOGLIA TE - Voglio essere un uomo che è stato a un concerto con una ragazza vestita di rosso, ancora per qualche minuto". MONOLOGO VOGLIA TE SCARICARE - Sei nel mio cuore, nella mia anima, nella mia mente, sempre! Si, credo di si! Riccardo Scamarcio Laura Chiatti. Qui hai a disposizione una vastissima raccolta di MONOLOGHI TEATRALI FEMMINILI Se non sai come preparare un monologo, puoi scaricare l'e-book gratuito PREPARA TE STESSO cliccando QUI. JULIE, No non voglio andarmene!.

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MONOLOGO VOGLIA TE SCARICARE

Abbiamo raccolto e messo insieme le più belle e significative frasi mai scritte su questo desiderio irrefrenabile , scegli quella che più ti piace e condividila con la persona amata su Facebook, Instagram, Twitter, Tumblr, Pinterest e qualsiasi altro social desideri. Amami ora come mai, tanto non lo dirai.

È un segreto tra di noi. Tu ed io soltanto. Il fuoco e le fiamme a dire che stiamo solo facendo sesso.

Ma vorrei soltanto tu fossi già sicura.

Gin: guarda che è per sempre Step: per sempre Ho paura di innamorarmi di te. Ho paura di perderti. Quante volte ho nuotato in quel mare notturno, perso in quel cielo blu, portato dai fiumi dell'alcol, dalla speranza di incontrarla di nuovo. Su e giù senza sosta. Lungo Hygdra, Perseo, Andromeda E giù fino a Cassiopea. Prima stella a destra e poi dritto fino al mattino.

E ancora oltre. E a tutte chiedevo: ' l'avete vista? Vi prego, ho perso la mia stella, la mia isola che non c'è. Dove sarà ora? Con chi? Il rumore fastidioso delle mie lacrime sfinite. E io stupido che cercavo e speravo di trovare una risposta. Datemi un perché, un semplice perché, un qualsiasi perché. Ma che sciocco, si sà.

Quando finisce un'amore puoi trovare tutto, tranne che un perché Gin Laura Chiatti. Torre del Greco, Napoli, 11 dicembre M io caro Papà.

Rèndo grazie sènza fine a Lèi ed alla Mamma délla carità usatami déi 41 colonnati. Circola la voce che Carlo Zigo qui pseudonimo di Carlo Gozzi, il più feroce rivale di Goldoni si sia impossessato del copione della goldoniana Vedova scaltra per allestirla in forma di satira.

Se lo spettacolo di Zigo avrà successo, Goldoni — è il suo impresario a ordinarglielo — dovrà pro- porre sùbito un nuovo lavoro. È consapevole delle responsabilità — stori- che — delle sue scelte e dopo un tono dialogico e collo- quiale, lascia emergere il suo vigore e rigore intellettuali e morali. Ma vivaddio! Il quale, dopo molte traversie, comprendendo che la moglie e la figlia hanno forse raggiunto con il medico una condizione famigliare felice, si suicida. Ahi- mè! Santuzza è assalita dalla gelosia per il suo fidanzato Turid- du, un tempo legato a Lola.

E cercava di attaccar discórso cón lui anche! Nón lo sapéte che nón ci fu la volontà di Dio? Óra lasciatemi stare che són di mio marito —. La volontà di Dio èra pér tentarlo!

Allóra gli dissi: — Sentite, compare Turiddu, giuratemi innanzi a Dio, prima!

Ièri séra vénne a dirmi: — Addio, vado pér un servizio —. Giulia, sposata con Andrea, è amante di Gustavo, amico di famiglia. E dopo aver- lo umiliato, quella sera stessa, con Andrea felicemente a braccetto, lo accoglierà nella sua casa.

G iulia a Gustavo : Avéte finito? Voléte che ve la dica io la verità? Nón valéte mèglio di un altro. Nón valéte mèglio di un altro! Tranquillizzatevi: vedéte cóme sóno tranquilla, io! Cóme la compiango! E nón crediate che vi amerà cóme vi ho amato io… Già, io spèro che sarà più intelligènte di mé, e capirà sùbito che nón val la péna di amarvi: è tèmpo pèrso!

Abbiate la cortesia di mandarmi i bigliétti… Ba- date di rimandarmi tutto, che nón manchi nulla. Anche Bianca Maria corrisponde questi sentimenti, e confida il tutto al fratello.

Ma Leonardo, nonostante il successo della spedi- zione, ucciderà la sorella per darle una purezza che lui stesso forse attirato da una incestuosa attrazione avrebbe potuto compromettere. Tu la guardi e sorridi. E, méntre sorridi, un pensièro subitaneo e involontario ti attravèrsa lo spirito: un pensièro tórbido cóntro di cui tutto il tuo èssere ha un frèmito di re- pugnanza… Invano! E tu sèi cón la tua prèda, la tua prèda miserabile e tremante; e tutta la tua anima, la tua anima pura, è infètta; e tutto è in te macchia e contaminazióne… Ah, è credibile quésto?

Dopo la prima produzione vernacolare, e nonostante il successo di cui go- deva, Bertolazzi volle passare a scrivere in lingua italiana: con risultati più discontinui ma comunque segnati da un interessante realismo, anticipatore del successivo movimen- to crepuscolare. Lena vive in una famiglia piccolo borghese con i genitori e due fratelli: Ettore e Maria. È questa la pagina conclusiva del dramma, e Lena sta per andarsene di casa.

Cure, educazióne, carézze, la vita sacrifica- ta, tutto pér lèi… Perché quésto? Gridato Perché? Ettore si lascia cadere su una sedia, affranto, copren- dosi il volto con le mani. Védi, nón piango nemméno! Dillo, hai visto tu? Ne fanno parte Giovanni Rosani, la sua seconda moglie Giulia, la figlia Nennele e il figlio di primo letto Tommy. A essi si aggiunge Massimo, un cugino malvisto dai famigliari per il suo carattere ecces- sivamente lucido e pragmatico. A sal- varla sarà proprio Massimo, con il suo affetto positivo e concreto.

Tre mési fa, quando ti ho veduto gióvane, intelli- gènte e ricondótto alla légge comune dél bisógno, quali speranze ho concepito di te!

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Vièni qui, che ti ripigli. Nón ti parlo di dovére, ti parlo di felicità. Ma crédi che ci sia paragóne fra quéllo che ho goduto io délla vita e quéllo che hai goduto tu? E vincere! Altro che le gare dél tènnis! Crédi di avér riso mai, tu? Vói sorridéte e deridéte: ècco tutto. Nón ridéte che délla gènte simile a voi. Barbarello, per reazione, procurerà la morte di Giulio. Fiorenzo, appena ricevuta la notizia, morirà a sua volta.

A ridosso della conclusione del dramma, il protagonista al- terna razionalità e commozione, lucida argomentazione ma anche ira, pulsione, desiderio. Cèrto, nón sóno un ascèta. I mièi sènsi gèmono, i mièi sènsi anèlano, i mièi sènsi chièdono! Essi attribuiscono alla persóna di quélla fanciulla una bellézza eccezionale, una bellézza affascinante, che élla, probabilménte, non ha. Ma è bèn divèrso, caro Fiorènzo, quésto mio desidèrio dalla cupidi- gia di cui tu mi accusi. E dunque? Dimmelo, perdio!

Giannetto e Neri sono innamorati di Ginevra, e se la con- tendono senza risparmiarsi inganni e tranelli, anche violen- ti. Un personaggio secondario per un monologo appassionato e vibrante. Oh quanto amóre! E nón lo protestavo!

Quanto dolóre! E nón me ne avvilivo! Che bèl sógno di luce che sarèbbe! Neri resta immobile, impietrito, colmo di rabbia Mi chiamo Lisabètta, Lisabètta… Nón saprésti ripètere il mio nóme? Ah, nóme mio détto dalle tue labbra! E mai nessuno te lo insegnerà! Scritto inizialmente in francese e solo dopo cinque anni tradotto in italiano , Il re Baldoria è ambientato in epoca genericamente medievale e — ricco di battaglie, assedi, ri- volte — ha come tema principale il cibo: digiuni, ingozza- menti, digestioni.

Paréva che mille dèmoni stéssero tirando fero- ceménte le budèlla immènse délla tèrra, dai mugghianti spi- ragli délla cantina!

Pensai che élla stésse pér rubar- mi tutti i mièi risparmi! Che sputacchi! Decise allora di dedicare la sua vita, fondamentalmente, alla professione di drammaturgo e or- ganizzatore teatrale.

Luigi Chiarelli va infine ricordato per aver realizzato le prime commedie scritte appositamente per la radio. Il conte Paolo scopre che sua moglie Savina lo tradisce.

Le Più Belle Frasi Per Dire Ho Voglia Di Te

La quale, ufficialmente morta, potrà ricon- quistare il marito vivendo con lui in una condizione clan- destina di totale e anticonvenzionale libertà. È volutamente enfatico, autistico, contratto. È falso ma comunque convincente; è freddo e cinico ma allo stesso tempo profondamente tenero e innamorato.

Si accende sempre più nella sua descrizione Ah! Inte- ressanti sono anche i volumi della sua Autobiografia. Petronio avvisa il suo imperatore — Nerone — del malcon- tento della plebe, e Nerone decide di dare fuoco alla città. Di fronte alla reazione negativa del popolo, e poi è abile nello sviare le accuse: per distrarli offre ai cittadini i nume- ri della morra, e promette di ricostruire una Roma ancor più ricca e sontuosa.

Facendo leva esclusivamente sui pro- pri interessi immediati, il popolo si impegna a decidere se accordare o no la fiducia al becero imperatore.

Ogni mi- naccia infine scompare quando viene avviato un grande baccanale… Parole in libertà improvvisate e contemporaneamente ricer- cate. Le frasi vengono fuori spontanee e veloci, ma i ritmi adoperati fatti di accelerazioni, digressioni brusche inter- ruzioni danno un senso di complicità giocosa e divertita. Cospiravate fórse cóntro la mia sacra persóna? Che tèmpi! Mi hai détto niènte: Muzio? Dóve sóno più quéi tré Orazi e Curiazi che si sfidarono a singolar tenzóne?

E Menelao? E Cornelia! Cospiravate cóntro la mia sacra persóna? Questi ultimi, per un attimo — che si rivelerà fatale —, decidono di vivere assieme, confortandosi reciproca- mente. Ma la realtà, ovviamente, è più complessa; e tragica e banale. I l signore in grigio: Un moménto, vi prègo, signóri mièi. Nón lo scrivo. Ma soprat- tutto: inutile. I due ascoltatori — il Signore a lutto e la Si- gnora dalla volpe azzurra — chinano gli occhi e si siedo- no.

Io nón sóno né un ispettóre di polizia né un giudice istruttóre: né vói sta- vate pér comméttere alcun delitto contemplato dalla légge. Eh, èh! Lór signóri sóno no- vizi!

Andatevene pure insième, se vi piace. Ma che sèrvo! Nemmé- no un sèrvo! Provateci, signóri! Siamo nella fase conclusiva del dramma, e il monologo è una sintesi di dolcezza, ira, vendetta, bisogno di pacifica- zione. Quando sèppi délla catastrofe, mi misi in trèno che sembravo un pazzo.

Vidi persino la commiserazióne déi presenti alla scèna che sarèbbe stata esemplare da parte mia. Già mi vedévo méntre scavavo cón le mani tra le macèrie… Pen- sai anche, e scacciai cón orróre quésto pensièro — ma lo pensai! Mai niènte! Quando questo retroscena viene scoperto, Anna deve ri- credersi sulla ricerca di pulizia e perfezione del marito.

Ma ormai per volere di Lui? Sèrio, modèsto, equilibrato! Vale la péna di insegnare zoologia comparata, se nón conoscé- te ancora tutto quésto bestiame? Capisco: ne va délla vo- stra tranquillità digestiva! In fóndo, lo faccio pér amóre dél prossimo. Si capisce si alza. E nón è véro: vói traducéte una suggestióne déllo spirito in una realtà.

Io pènso, ma nón esisto. Nón esisto né pér vói né pér gli altri. Se fóssi in un teatro, e se recitassi una commèdia, nón esisterèi nemméno pér il pubblico, altro che cóme una sémplice astrazióne.

Tirare délle revolverate alla luna, o cammi- nare cóme i pipistrelli. Per- ché diamo una importanza tragica alla fedeltà. E quésta, veraménte, è una debolézza inconcepibile in quégli anima- li inferióri… che siamo!

Da Pensaci, Giacomino! Ma questi è molto mala- to, quasi irriconoscibile; e dopo due giorni dal rientro, muore. È la parte finale della tragedia, e la protagonista è final- mente libera di sfogare un dolore troppo a lungo e inutil- mente trattenuto. Spirito irriverente e arguto, fu scrittore, critico televisivo, drammaturgo. Ma poi Bolibine arriva e affascina tutti con i suoi disegni che mostrano lo sviluppo della sua in- venzione.

Il caval- lo in realtà era stato già inventato. Tra fischi e improperi, Bolibine, eroico, si suicida. Questa è una delle pagine più famose del testo: il protago- nista ha un piglio autoritario e affettuosamente saccente; è un professore enfatico e contemporaneamente un buffone divertente e patetico.

In- dica Gambe, códa. Ma mi propóngo di perfezionare, sèmpre più, la mia inventióne, cón opportu- ne modifiche. Finóra, pér esèmpio, mi sóno limitato a produrre caval- li néi sóli colóri bianchi, néri, grigi, caffellatte.

In séguito intèndo arrivare a produrne anche turchini, vérdi e róssi. Presenta il terzo quadro Quésti saranno di mólto effètto néi giórni di fèsta.

Ma intèndo abolirla in un secóndo tèmpo. La mia inventióne è suscettibile di perfezionaménti de- stinati a rènderla sèmpre più utile. Minnie sta per sposarsi con Skager, ed è una ragazza molto semplice: crede, letteralmente, a tutto. Un amico un giorno — scherzando — le rivela che i pesci della vasca, che Minnie sta ammirando, sono falsi. La percezione di una realtà strana e alterata si fa strada in Minnie. Sono le battute conclusive del dramma, immediatamente prima del suicidio di Minnie.

Vói nón venite. Lonta- no state, lontani… abbiate paura, abbiate paura di mé. E nón lo sapévo… Vedére si fissa ancora, poi il suo sguardo dallo specchio si trova a mirare come un punto lontano. E al- lóra? Si véde. Si capisce tutto. E nón lo sapévo! Vói nón potéte sapére. Cóme fare óra? Cóme faccio? Andate via di qua. Nón po- téte mai… … Andate via! È questo uno dei monologhi più noti del signor Bonaven- tura, che esalta il ritmo della filastrocca in modo voluta- mente cantilenante, ironico e autoironico.

La voce discetta e puntualizza; insiste in giochi di parole, assonanze, ritmi elementari e allo stesso tempo irresistibili. Qui comincia la sventura dél signór Bonaventura! Ma che bèlla seccatura! Giovanni Chierici, settantaquattrenne svanito e con vuoti di memoria, è attratto dagli studi di suo nipote, alle prese con esperimenti medici di ringiovanimento.

Questo interesse è malvisto dalla figlia Emma il cui marito è morto da poco per invecchiamento precoce e dalla cameriera Rita, che vede nel progetto del suo padrone un tentativo di circuirla. E in effetti Giovanni è alla ricerca di una sessualità che gli riporti in vita antiche passioni. Nón costerèbbe nulla e pér mé sarèbbe un grande svago. Rita ride… Ridi perché nón sai. Sol- tanto che quél vècchio maiale… cóme si chiama?

In quanto a te, se collabori… le versa da bere cóme dicévo? Mi pare che tutte le religióni prescrivano di onorare i vècchi. Cóme dici? Sóno egoisti. Imperioso Io dirèi di nón dirgli nulla. Nón sóno io il padróne suo e il padróne tuo? La sua madre acquisita la settan- tenne signora Lolotta lo accudisce e lo educa nella città di Bamba. In brève alle sue calcagna si èrano addensate centinaia di persone. Nessuno di costóro pen- sava a quéllo che la città di Bamba sarèbbe stato tra cin- que anni, o che un giórno nón avrèbbe avuto più ai pièdi quéste scarpe cón le quali lo inseguivano.

Sarèbbe stato inutile. E infatti, dopo aver sperimentato forme differenti di teatro — da quello di evasione a quello più cupo e nichilista —, Betti troverà proprio nel suo lavoro di giudice tra menzogne, ipocrisie, ricerca — faticosa, amara — di verità un terreno assai congeniale.

Con un teatro che è denuncia ma allo stesso tempo istanza di responsabilità e riscatto morale. Erzi, il consigliere inquisitore, ha avviato alcune indagini sul locale Palazzo di giustizia. È evidente che la corruzione si collochi proprio ai piani più alti del Palazzo. E qui i giu- dici si lanciano tra loro accuse e insinuazioni. Croz e Cust puntano in realtà a sosti- tuire Vanan.

La loro lotta metterà in luce il livello profondo dello scontro, attraversato da ambizione, sensi di colpa, pazzia. C ust a Elena : Arriva un giórno in cui uno spiraglio si apre e nói guardiamo.

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E quél giórno è arrivato anche pér vói, mia cara. Improvvisamente convulso e pacato E davvéro nón lo sapevate che il grande Vanan èra malato? Vói sentite che io dico scrupolosa- ménte la verità? Vói in gènere arrossite veloceménte.

Ah, èro io che nón conoscévo il grande Vanan! Se sapéste quanto ignorate, vói, di lui! E di tutto il rèsto! E di vói stéssa. Pér quésto era- vate ingiusta. Ci si pas- sa tutti. Ebbène, vói nón sapevate nemméno che il primo giórno, quando fu accusato, il gran- de Vanan scrisse una lèttera!

E riconóbbe! Riconóbbe fin dal principio. Battendosi la fronte Le ho qui stampate. Messa da parte la professione di chi- mico, Levi volle tornare su questa esperienza con romanzi, novelle e poesie. Lo stile — soprattutto nei primi testi, i più famosi: Se questo è un uomo e La Tregua — è scarno, so- brio, quasi impersonale, ma la scrittura anche per le par- ticolari scelte narrative adottate riesce a diventare coin- volgente e appassionante.

Se questo è un uomo è la testimonianza diretta che Primo Levi, internato ad Auschwitz durante la Seconda guerra mondiale, ci offre per comprendere la più dolorosa, collet- tiva vicenda storica, politica e umana del Novecento euro- peo e forse non solo. Il tono è sommesso, piano, distaccato; ma ciononostante — forse proprio a cau- sa di questo ricercato straniamento — ancora più toccante e commovente.

Quanti dal giórno in cui sóno stato dimésso dal Ka- Bè? E dalla selezióne di ottóbre? Albèrto éd io ci poniamo spésso quéste doman- de, e mólte altre ancóra. Quan- ti alla primavèra? Alcesti di Samuele Samuele era il padre della mitica eroina è attualizzata in Teresa, una donna che non esita a suicidar- si quando apprende che suo marito è obbligato — perché sposato con una ebrea — a smettere di svolgere qualsivoglia professione.

Ho scélto il fiume. Quale via miglióre? Che peccato! Nón te ne ho mai parlato. Mi avrésti détto che sóno bambinate. E nón amiamo il mutaménto. Da qualche tèmpo in qua, le mie visite al fiume èrano più frequènti. Tu hai già capito. Nón pér rievocare una felicità perduta, ma pér cercare un amico, un alleato.

Rispondéva a un mio desidèrio sèmpre più urgènte. Quésta città nélla quale nói viviamo è soffocata dalla tèr- ra. Guarda una carta. Tèrra da ógni parte. Tèrra, tèrra. Quéste crisi che periodica- ménte squassano la Germania, che altro sóno se nón i movi- ménti convulsi di un sepólto vivo? Che immagi- ne indovinata! È la sóla strada che mi rimane apèrta. Cón quale altro mèzzo andarmene da qui?

Perché andarmene bisógna. Nón rimane che il fiume. Sul fiume nessuno ricercherà, nessuno mi fermerà. E il fiume va, cammina, travèrsa il cérchio di tèrra, si lascia indiètro Gauleiter, Gestapo, SS.

Passa in altri paési, arriva al mare, éntra nél mare… Paul! Mio caro Paul! A Corinto, dove vive da un anno, Medea è considerata una strega ed è anche — in quanto straniera — malvista e rifiuta- ta. Un giorno vede il suo amato Giasone tradirla con Creu- sa.

Giasone confida di sposare Creusa, ma solo per interes- se. Medea, atterrita, fa comunque portare dai suoi figli al- cuni doni alla sposa. Creonte — padre di Creusa, re di Co- rinto —, temendo siano avvelenati, li rifiuta e fa inseguire i ragazzini, per catturarli. È Medea a questo punto a uccide- re i suo figli ritenendo ormai segnato il loro destino , mentre anche Creusa — Creonte aveva intuito bene — muo- re avvelenata. Siamo nella seconda parte della tragedia e Medea tira fuori la sua femminilità più istintiva e primaria.

Ag- ghiaccialo. Che nón rida. Che nón piaccia …. Ècco il Ré déi Ré. E bèn dispósto. Giasóne cérca di riuscirgli gradito.

Lui sa piacére. Métte a profitto la giovi- nézza che gli rimane. Aspètta che élla arrivi. E, sèmpre mèglio, cérca di riuscire gradito al Ré. Ré di Corinto, nón lo védi che Giasóne finge! Che sta calcolando tutto. Che cónta i minuti.

È Crèusa.

Lo véde. Ed éntra cón la sua espressióne più indifferènte e anzi più ostile. E intanto le sue viscere frè- mono. Pesante e stupida, si trascina vèrso di lui. Óra ha il passo leggèro e trepidante. Si attar- da. La sènte arrivare. Nón sa che dire. Come parlandole, furibonda Dóve vai, Crèusa? Dóve vai! Puttanèlla, che fai! Dramma di denuncia di una tradizione ambigua e maschili- sta, La governante ha come protagonisti Leopoldo e Cateri- na. Il primo è un padre-padrone deluso dal comportamen- to disordinato del figlio Enrico e della nuora Laura; la se- conda, Caterina, è la governante di Leopoldo: dapprima apprezzata dal capofamiglia, poi addirittura — per il suo ri- gore — delegata nel governo della casa, e infine deprecata per le sue scelte omosessuali.

Sullo sfondo, seduzioni annoiate e fini a se stesse, legami vuoti e torbidi e conclu- sivo suicidio di Caterina alla notizia della morte della do- mestica Jana, cacciata di casa per la sua relazione con la governante. I giovanotti, quando si avvicinavano alla mia casa, facévano il giro largo, cóme i colómbi — li ha visti mai?

In una cittadina della Romagna, nel , a ridosso della Marcia su Roma, Enrico sta preparando la tesi e coronando il suo lavoro di studente brillante e impegnato. Ma quando — ormai le ca- micie nere stanno trionfando — il preside conscio della propria impunità dichiara di voler riabilitare il lavoro di Enrico, Mauro, comprendendo la sua ambiguità, lo uccide.

Elisa, sorella del protagonista, lo ricorda qui con la voce della tristezza e della nostalgia: ma questa tensione si lega con quella — dura, fremente, rivendicativa — rivolta contro il preside e il suo mediocre burocratismo. Nessuno ha mai fatto niènte pér lui. Era cóme mio pa- dre, nón sapéva chièdere. Mia madre nón avrèbbe voluto, avéva paura déi górghi, ma io la persuasi. Dève farsi dégli amici, le dissi, dève diventare cóme gli al- tri: sèmpre sólo, sèmpre sui libri, nón è naturale.

Pensai a lui tutto il giórno, che si divertiva. Sul tar- di, dalla terrazza, vedémmo i ragazzi tornare. Ragazzi: èra- no quasi bambini.

Cóme lo scrollava mia madre: che ti hanno fatto? Era sólo. Nes- suno sentiva la sua mancanza. Nessuno la sentirà. A parte un amico, e nói. Chi ne ha avuta da lui? Nón èra nato pér soddisfarsi dégli affètti di famiglia. E adèsso nói sóli attórno a lui nón siamo niènte: niènte che lo ripaghi, che lo consóli, che lo faccia addormentare in pace. Mi ascólti. Anche il linguaggio tiene insieme registri stilistici quotidia- ni e — contemporaneamente — sperimentali.

Dicéva: Ah tu crédi che sia una operazió- ne? Brava, brava! Quasi tutte le sue commedie — forse per il bisogno di un ul- teriore codice espressivo — sono interne al periodo tra queste, segnaliamo La mascherata e Il dio Kurt. Alla fine la legge punirà con la morte Beatrice. E io allóra mi abbandonai a te sol- tanto perché avévi giurato e io avévo fiducia in té. Le sue interpreta- zioni si moltiplicarono e se, per larga parte, esse sono ri- conducibili alla tradizione napoletana, per altra lo vedono impegnato con testi di Pirandello, Plauto, Molière, Machia- velli.

La Metamorfosi è una farsa ambientata nella Roma del , in cui il protagonista — Peppino Sarachino, un suona- tore ambulante — aiuta il nipote Enrico a conquistare Giu- lia, nipote di Don Guglielmo.

Sarachino, Aristide Sarachino. Nón Amilcare. Mio padre invéce… nón lo avéte mai sentito recitare? Nón avéte ascoltato uno dei più grandi attóri dél móndo. Perché quando papà recitava, in sala si creava una grande atmosfèra di entusiasmo e Angelino lo sa, perché stava sèmpre in sala a cercare di sentire i comménti dél pubblico. Alla fine délla recita, quando gliéla facévano terminare eh?

Un grande attóre! Edoardo e Renato sono due giovani benestanti e — nella lo- ro abitazione romana — tentano di entrare come sceneggia- tori nel mondo del cinema.

In una realtà quella del cinema? È uno dei momenti più intensi del dramma ed Elena, par- lando con Renato, sembra invece rivolgersi a David: cer- candolo, dichiarandosi, implorando. Ècco la mia disgrazia. Me- ravigliósa! È stato un disastro. Ma nón èra possibile continuare. Sènza impegnarmi. Tu fai scenate, insulti; crédi che ti torménti solo tu. Che io, pér esèmpio, abbia da combattere cón mé stéssa pér trovare una spècie di sincerità, nón lo sospètti nean- che.

Ho fréddo. Per quanto la sua prosa sia nel tempo cambiata, forte ri- mane il gusto per la mistificazione, il paradosso e la defor- mazione di ogni meccanismo logico e lineare del discorso. Landolfo VI di Benevento è la sua unica opera teatrale. La storia è ambientata a Montecassino, nel In essa si narrano le vicende di Ildebrando di Soana il futuro papa Gregorio VII , di Desiderio di Montecassino in séguito, Papa Vittore III e soprattutto del triste, malinconicamente dubbioso Landolfo VI di Benevento, conscio della finitezza e della relatività di ogni ambizione e progetto umano reli- gioso e metafisico.

Óra témo …. Che détto alméno? Lo volévo cèrto, eppure nélla luce nón credévo! Fui tristo nélla dólce aria che il sóle fa lièta, avèndo déntro pigro fumo: peccato abominóso più che tutti.

Mio Fattóre, quale ti vèngo innanzi! Cresciuto alla scuola di Eduardo Scarpetta e, an- che se idealmente, a quella di Raffaele Viviani , De Filippo seppe raccontare le ansie, le paure, i sentimenti di una nuova società, soprattutto a cavallo del secondo dopoguer- ra: il tutto con uno stile segnato da grande realismo e pro- fonda umanità.

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Per quanto sia rimasto sempre fedele a un contesto e a un linguaggio tipicamente napoletani, tutte le sue commedie hanno conquistato un — apprezzatissimo — respiro nazionale e internazionale. Per evitare che ci siano strascichi giudiziari e soprattutto per evitare faide tra le famiglie tie- ne nascosto il ferimento e si fa curare dal suo medico per- sonale, e amico, Fabio Della Ragione. E adèsso parlate vói … E perché nón parlate adèsso?

Avrèbbe dovuto spènderla pér allargarla. Io nón parto, rèsto qua. E voialtri racconteréte quéllo che avéte visto e sentito staséra, se lo voléte raccontare. Io fac- cio il refèrto mèdico cóme mi détta la cosciènza. E comincio io cól firmare il véro refèrto cól mio nóme e cognóme: Fabio Délla Ragióne. Milanese di nascita, fortemente legato al suo hin- terland con le sue miserie, contraddizioni, passioni , Te- stori fu tra i fondatori della Compagnia degli Incamminati, di cui nel assunse anche la direzione artistica.

Nella periferia milanese, negli anni Cinquanta, Arialda vive nel ricordo lacerato del suo fidanzato, morto di tubercolo- si. E questo la frena nella nascita di un possibile nuovo amore, verso un agricoltore benestante. Laura Pausini cantautore , cantante.

Paul Géraldy - poeta , drammaturgo. Gayle Forman scrittore , giornalista. Freak Antoni scrittore , disc jockey , cantante. Federico García Lorca - poeta , drammaturgo.

Henri François Joseph de Régnier - scrittore. Pier Vittorio Tondelli - scrittore. Umberto Saba - poeta. Max Gazzè musicista , cantautore. Altre frasi d'Amore. Fine di un amore. Amore sofferto.